venerdì 31 ottobre 2014

Orecchiette ai ceci, funghi e porri


Oh, ma come sono stata pigra questa settimana, non ho scritto nulla. 
E dire che sono piena di ricettine messe lì, pronte da condividere. 
Eccone una per esempio, questa è rimasta lì nel cantuccio per un anno circa. 
Nel bosco di fianco a casa, proprio a un passo, spuntano in stagione 2 o 3 porcinelli grigi e così all'occasione, ce li mangiamo ( ma dai?). Dato che con soli 2 funghi non si fa un granché, ci ho abbinato ceci e porri e infine ho deciso di aggiungerci anche un pomodoro secco, tanto per dare quel tocco casereccio e non rischiare un gusto sul cinese andante causa accoppiata porro-fungo. Il risultato non era male, peccato che quest'anno, malgrado la pioggia, funghi non ne abbiamo visti. Sarà per un'altra volta. Se volete potete sostituire i porcinelli con veri porcini (avercene!) o altri funghi, anche champignon.
Le orecchiette sono acquistate, ma nel frattempo ho imparato a farle. 
Le ho fatte una volta insieme a mia sorella, è stato bello! 
Dovrò rifarle e documentare l'evento...ho già in mente 2 o 3 idee di paste da fare, mi devo solo organizzare. 
Organizzare non è la parola adatta, sarebbe più corretto dire che devo smettere di organizzare "altro" e starmene a casa ad impastare, semplicemente. 
Non sempre riesco ad essere semplice, questa è la verità. 
Sarà per questo che cerco la semplicità nel cibo?

Ingredienti:
250 gr. di orecchiette 
150 gr. ceci cotti
2 funghi porcinello grigio
2 porri interi
2 pomodori secchi
Olio Evo e sale q.b.
Pepe nero e bianco q.b.



In una padella con olio Evo mettere la parte bianca dei porri (stavo per scrivere porre i porri!!!) tagliati a rondelle, insieme ai pomodori secchi a tocchetti. Dopo 5 min. aggiungere i funghi a pezzetti e la parte verde dei porri, salare, aggiungere i ceci e amalgamare il tutto.
Nel frattempo cuocere la pasta, scolarla e rigirarla nel condimento e pepare a volontà!

giovedì 23 ottobre 2014

Torta di pere, noci e cannella


Oggi vi lascio con questo dolce e poche parole. Ancora risuonano le riflessioni di qualche giorno fa, lasciamo sedimentare i pensieri con una tazza fumante e una fetta di questa profumata torta alla frutta.

... e vorrei aggiungere una cosa importante: 
Auguri Leonardo, Buon Compleanno dalla zia!

Ingredienti:
150 gr. farina, per me integrale tipo 2
125 gr. di zucchero
125 gr. burro
2 uova
 16 gr. lievito per dolci
300 gr. pere kaiser
100 gr. noci
cannella

Montare il burro con lo zucchero, unire le uova, la farina, il lievito, la cannella, le noci tritate e le pere a tocchi. Cuocere in forno a 170° per 35 min.

P.S. Questa ricetta l'ho ripescata da un vecchio appunto cartaceo dove purtroppo non avevo scritto il nome della fonte di riferimento. Se qualcuno che legge riconoscesse una Sua ricetta, me lo faccia presente e sarò lieta di apportare la citazione della fonte, come sono solita fare.
P.P.S. Ringrazio il Mio Caro Compare per la foto, che gli ho commissionato per motivi di orario: era in casa di giorno. Dovrò approfittarne più spesso, è più bravo di me e lo sapevo già.
P.P.P.S. ....scherzo!

lunedì 20 ottobre 2014

Vellutata di carote meditativa


Perché non ho voglia di svolgere un lavoro che devo fare? Sono pigra o confusa?
Non ho voglia di fare un lavoro, sento una grande avversione, l'idea di cominciare quel determinato lavoro mi provoca: rifiuto, disagio con me stessa, come un senso di distacco (cosa c'entro io adesso con questa roba da fare?). 
Cosa sento fisicamente? Fisicamente mi sento rigida, bloccata, come legata. Sono irretita.
Cos'è che mi irretisce? Non si può dire che sia il lavoro che non ho ancora cominciata a rendermi così rigida, possiamo forse dire che sia la mia stessa contrarietà, il mio rifiuto ad irretirmi?
Ogni forma di rifiuto, di opposizione è un atteggiamento in cui investiamo forze ed energie, come se spingessimo via qualcosa fisicamente, il nostro rifiuto, il nostro respingere fa sì che il corpo sia in tensione.
A questo si accumula la preoccupazione di rimandare un lavoro necessario, più il tempo passa più l'imbarazzo del nostro presunto far finta di niente si addensa, appesantendoci ulteriormente.
Perché non ho voglia di fare quel lavoro o perché credo di non aver voglia di farlo?
L'ho fatto tante altre volte, l'ho sempre portato a termine, con più o meno fatica. In alcune occasioni potevo essere più stanca o meno, alcuni rari episodi di astenia mentale hanno fatto sì che faticassi davvero più del dovuto ad arrivare alla fine. Forse ho memorizzato quelle situazioni di fatica e ora ne sono condizionata. Ripensandoci bene, in generale, qual è il meccanismo, la parte di me che metto in gioco facendo questo lavoro che mi crea la fatica, disagio, rifiuto?  La tiranna, quella che mentre lavoro mi dice "Devi finire!" E non lo dice solo perché è un lavoro che comporta scadenze, lo dice anche per dire "dai sbrigati così è fatto e te lo togli". Ecco identificato un veleno: l'idea di finire, l'idea di arrivare ad un risultato. La differenza tra fare perché è semplicemente necessario e fare per arrivare ad un risultato cambia di molto il modo di porci, in ogni caso il lavoro sarà portato a termine ma l'attitudine nel prenderne parte sarà ben diversa. Se si parte con l'idea di finire, si guarda solo il traguardo finale e ci si proietta lì nel futuro immaginario del lavoro risolto, si nega il presente da affrontare e se ne patirà ogni istante. Specialmente se, come nel mio caso, siete abitati da una piccola tiranna che vi prende per il collo della camicia e vi intima di "far fuori" il lavoro che vi spetta. Ci ho messo un po' a scovarla, ma è da tempo che l'ho vista, l'ho riconosciuta, ho sentito che non mi fa star bene, ho pensato di spodestarla, osservandola. C'è una sorta di violenza nell'approcciarsi al lavoro in questo modo, fiutarlo, riconoscerlo è il primo passo, ci permetterà di iniziare il lavoro con grazia, con leggerezza e con attenzione.
Alcuni piccoli accorgimenti per affrontare un lavoro avverso o ingrato che dir si voglia:
1 Non pensare "devo finire", proiettarsi nel lavoro finito futuro è negare il presente
2 Sentire il momento in cui si inizia, l'attitudine con la quale ci si porta a fare il lavoro e il primo gesto. Osservare senza giudizio.
3 Cominciare con molta calma, lentamente. Qualunque sia il lavoro, scegliere di iniziare da un passaggio che ci agevoli a rallentare e concentrarci
per esempio se sono in ufficio, comincio dagli appunti scritti a mano invece di mettermi subito al pc. Il contatto di una mano con la penna, dell'altra sul foglio, la sensazione della carta a contatto della pelle, della biro tra le mani, della biro che scorre sul foglio, il gesto lento, provo a scriver in modo curato ... e in pochi istanti la mia dimensione cambia 
4 Fare una piccola cosa, un piccolo passo alla volta, svolgere un passo dopo l'altro con attenzione senza pensare alla mole nel suo insieme. Ogni passaggio a se stante e tutta l'attenzione lì. Se ci accorgiamo di distrarci, semplicemente ci riconduciamo con gentilezza al nostro compito.
5 Concederci delle pause mirate e scelte, esempio non guardare la mail o i blog o il giornale quando ci viene il raptus, ma concederselo con decisione e generosità ad un dato momento. Altalenare l'attenzione ci crea altra tensione. (Questo meriterebbe un discorso a parte.)
6 Ricominciare con molta attenzione e e calma, come indicato.
Volete provare e dirmi se funziona o avete altri trucchi da suggerirmi?



Vellutata di carote:
4 carote
1 cavolo rapa
1 patata
1 cipolla 
semi di girasole
zenzero in polvere
rosmarino
sale, olio Evo q.b.

Mettere carote, patata, cipolla e cavolo rapa a pezzettoni in un po' d'acqua, cuocere per venti minuti circa, aggiungere lo zenzero e frullare. Tostare i semi di girasole e il rosmarino tritato, pronto da distribuire nelle ciotole insieme ad un filo di olio Evo.
Per chi non conoscesse il cavolo rapa, lo vedete qui in insalata, sempre con carota:


mercoledì 15 ottobre 2014

Taccole in umido con polenta d'orzo


La mia proverbiale curiosità gastronomica, mi ha portata ad incontrare questa farina d'orzo, è macinata grossa, come si può vedere anche dalla foto tutto il chicco è stato macinato lasciandovi le parti nutrienti del germe. Questa farina non l'ho reperita da uno dei miei super fornitori, quei piccoli produttori ai quali mi rivolgo solitamente, l'ho trovata per puro caso una domenica pomeriggio mettendo il naso in un negozio gestito da persone di origine nordafricana. Il negozio mi ha attirato dall'esterno dove erano esposte delle grosse tajine di ceramica, rivelatesi poi un po' grossolane oltre che grosse. C'erano diversi prodotti tipici, non mi sono fatta sfuggire dei buonissimi datteri, quelle confezionati sui rami. Tornando alla farina è prodotta in provincia di Brescia ed è appositamente commercializzata per la preparazione del cous cous. Lo so, lo sapevo quando l'ho presa che non ho mai fatto il cous cous, che ci vuole un tempo infinito e attrezzatura che non ho, che nei negozi che frequento ci sono in vendita ottimi cous cous precotti di vari cereali che si preparano in un respiro etc. etc. ma niente da fare, la farina mi attirava tanto, mi piaceva e il mio compare mi dava manforte, già tanto lui non prepara nulla, si siede e mangia! Ed eccoci qui la farina d'orzo è finita nelle mie mani, o sarebbe meglio dire ci è rimasta appiccicata sin da quando l'ho toccata. Avendo scartato l'ipotesi di dedicare due ore alla preparazione del cous cosu e volendola assaggiare mi sono detta: "no al cous cous e sì alla polenta". .. no, non spaventatevi non è una becera presa di posizione razzista! E' solo un gioco di parole, un semplice gioco di incroci e contaminazioni culinarie.

Ingredienti: 
500 gr. di farina d'orzo macinata per cous cous
2 Lt. acqua
sale q.b.
600 gr. di taccole
2 pomodori maturi
1 cipolla 
peperoncino facoltativo
aglio 
Olio Evo e sale q.b.

Come per una normale polenta, portare l'acqua ad ebollizione, buttarvi la farina di colpo e rimestare velocemente, abbassare la fiamma e lasciar cuocere, sarà pronta in 30 minuti (mentre quella di granturco ce ne mette 45 circa).
Soffriggere aglio e cipolla, unire le taccole, salarle e coprirle, non aggiungere acqua fino a che rilasciano il loro liquido, quando sarà necessario aggiungere acqua coprendole a filo, cuocere a fiamma bassa e unire i pomodori a pezzetti a metà cottura. Servire con peperoncino a parte, se piace, a noi sì.
L'esperimento ci ha convinti, dato il gusto delicato, la prossima polenta d'orzo la proveremo con il pesce .


venerdì 10 ottobre 2014

Conchiglie ripiene


Ve lo potrei spacciare per un piatto cucinato or ora, ma i fiori di zucca infilati qua e là mi tradirebbero subito. D'altro canto la borragine nell'orto sta ricrescendo, giusto ieri ne ho raccolta un po' e aggiunta ad un minestrone di verdure e legumi, questo rende la mia ricetta attuabile adesso, in caso potrei usare dei fiori di zucca finti... scheeerzo! 
Sempre meglio specificare, non si sa mai ci sia qualcuno che ci creda.
Mi capita dopo aver letto qualche articolo di giornale in rete di soffermarmi qualche istante a leggere i commenti all'articolo, quante sono le persone che scrivono qualcosa tanto per dire! Buttano lì la prima cosa che viene loro in mente oppure si evince da quel che dicono che non hanno letto attentamente l'articolo o, peggio, non l'hanno compreso. A volte mi lasciano più attonita i commenti delle notizie stesse. 
Per fortuna qui nel nostro ambito di blog di cucina e dintorni il pubblico è ristretto e il confronto pacato. Nel mio caso poi si parla di un salottino, con pochi graditi ospiti che si esprimono cortesemente, il vantaggio dell'intimità. Il maggior o minor seguito di certo influiscono, ma non solo. Diciamo che i post di cucina non aprono degli intensi dibattiti con aspre o feroci prese di posizione, c'è un certo margine di duttilità che è parte dell'esercizio stesso della cucina, sempre soggetto a reinterpretazioni e personalizzazioni. Ma chi lo sa che toccando certi tasti o certi argomenti un po' al di fuori, non si scatenino reazioni e commenti incontenibili, qualche ingrediente messo al punto giusto e si scatena il popolo. Non si può mai dire. Guarda te cosa mi frulla per la testa... meglio che vada a frullare il ripieno della pasta.



Ingredienti:
170 gr. conchiglie medio grandi
300 gr. di ricotta vaccina Valle Elvo
20 foglie di borragine
8 noci
50 gr. parmigiano grattuggiato
3 fiori di zucca occasionali e facoltativi
sale pepe
Sugo:
500 gr. salsa di pomodoro
1 cipolla
1 spicchio d'aglio
olio Evo


Soffriggere la cipolla e l'aglio in olio Evo, versarvi la salsa, salare e lasciar asciugare per 10 min.
Cuocere le foglie di borragine in acqua bollente per 5min, strizzarle e frullarle insieme alle noci sgusciate. Unire ricotta, borragine e noci tritate, il parmigiano, un pizzico di pepe e amalgamare. Se il ripieno rimane troppo asciutto, aggiungervi un paio di cucchiai di acqua di cottura della borragine. Nel frattempo cuocere i conchiglioni in acqua bollente salata e scolarli decisamente al dente, sciacquarli sotto un getto di acqua fredda e disporre su un telo. Riempire le conchiglie con il ripieno e disporle in una teglia precedentemente unta d'olio Evo, spargervi sopra un po' di salsa. Infornare a 190° per 15 min. 
La salsa sembra un po' misera così da vedere rispetto alla teglia, ma per noi di gusto era sufficiente, se la gradite più sugosa aumentate la dose di salsa o anche cuocetela meno e lasciate che si asciughi in forno.

martedì 7 ottobre 2014

Torta di yogurt alle prugne


Dato che in giro si vedono ancora le ultime prugne, condivido questa torta che ho fatto come ultima svuota dispensa prima di partire per le "furono" vacanze. 
La classica torta di yogurt con gli immancabili fiocchi d'avena e una manciata di nocciole tritate. Bene, adesso è ora di fare scorta e ricomprare tutto...vado a ordinare la farina  ; )

Ingredienti:
3 vasetti   -  200 gr. farina (avanzi) quindi misto di farina integrale, grano duro e fiocchi d'avena tritati
2 vasetti   -  100 gr. zucchero canna chiaro
1 vasetto  -  125 gr vasetto di yogurt
1/2 vasetto - 60 gr. olio di semi di girasole
1 bustina di lievito senza fosfati
2 uova intere
alcune prugne, una decina
qualche cucchiaio di nocciole tritate

Frullare le uova con lo zucchero fino a che diventano spumose, aggiungervi le farine, lo yogurt e l'olio. Il lievito lo stempero in un cucchiaio di yogurt e lo aggiungo alla fine. Versare l'impasto nella tortiera, disporre le prugne denocciolate e spargere le nocciole mischiate ad un cucchiaio di zucchero in superficie. Infornare a 180° per 40 min. circa.

venerdì 3 ottobre 2014

Polpette melanzane, ricotta e pane


Assente, assente...la settimana mi è volata via, ma una cosa altrettanto al volo ve la lascio. Non è una ricetta, è un vero e proprio pastrocchio di quelli fatti per il gusto di crocchettare a casaccio e dato che questo esercizio ha fatto sì che producessi troppo impasto, le ho fatte una sera e rifatte il giorno dopo in due versioni diverse. 
E' tipico da me fare troppo impasto per questo genere di cose, il risultato è che mi rimane il ricordo di averci messo molto e di aver finito di preparare ad un'ora indecente, così per un bel po' evito di farle. Non facendole dimentico di portare attenzione alle dosi e di nuovo quando ci riprovo mi faccio prendere la mano e ne faccio troppe: è un circolo vizioso! Vediamo se scrivere la ricetta e le quantità di ingredienti qui sul blog avrà una funzione didattica, non è mai troppo tardi per imparare e magari ce la farò PURE IO!

Ingredienti:
2 melanzane medie
200 gr. di ricotta di capra
200 gr. di pane secco
2 cucch. di farina (la mia di grano duro)
1 uovo
1 spicchio d'aglio
500 gr. salsa di pomodoro
olio Evo, sale, pepe, maggiorana q.b.

Tagliare le melanzane a dadini metterle in padella con un filo s'olio, salare e coprire, ogni tanto rigirarle e schiacciarle un po', cuocere per 10 min. Stemperare la ricotta, aggiungervi l'uovo, la maggiorana, pepe se piace, aggiungervi le melanzane e il pane precedentemente ammollato e strizzato. 
Lo ammollo con acqua calda o un filo di brodo vegetale, dato che solitamente non ho il latte in casa, del resto questo pane è talmente gustoso, rimane molto cremoso in questo modo.
Formare delle polpettone e rotolarle nella farina. 
Ne ho fatta prima una versione gigante,  queste li ho cotte in padella poco in olio Evo, girandole da parte parte e le ho servite con salsa al pomodoro a parte. 
Ah, la salsa l'ho asciugata in un padellino per due minuti aggiungendovi uno spicchio d'aglio e un goccio d'olio a crudo alla fine, non ho fatto soffritto.
La seconda versione l'ho fatta il giorno dopo, quindi c'era il vantaggio che l'impasto aveva riposato in frigo per un giorno, ho diviso in due le megapolpette, compattate per bene e cotte in acqua bollente per qualche minuto fino a quando sono venute a galla le ho posate  nella salsa rimasta e rigirate delicatamente. Ci son piaciute entrambe le versioni, quelle bollite a me anche di più delle altre.
Ah, dimenticavo di scrivere che con queste dosi sono venute 6 polpette grandi e 12 piccole, un bel po' se considerate che le ho preparate per 2 persone: un'esagerazione!