mercoledì 24 aprile 2013

Pausa, oltre il tempo

Sarò assente per qualche giorno, vi lascio con questa intervista ad Eric Baret.
Sicuramente troverete qualche spunto di riflessione o, meglio ancora, di non-riflessione:



Frittelle ai carciofi


Buone queste! Sono velocissime e croccanti al punto giusto e così sarà la mia descrizione, in poche righe.
Ingredienti:
2 carciofi
farina di ceci
olio Evo q.b.
acqua q.b.

Farre una pastella piuttosto densa con la farina di ceci e l'acqua e mettere in frigo, nel mentre tagliare i carciofi a pezzetti. Unire il tutto e preparare una pentola con olio, portare a temperatura e friggere a cucchiaiate. Servire e mangiare caldi!
La pastella di farina di ceci la uso da tempo per i miei pochi e sporadici fritti, di solito sono degli stuzzichini tipo foglie di salvia o borragine fritte, lasciamo crescere le foglioline e poi...

martedì 23 aprile 2013

Lasagne ai carciofi


La lasagna, un nome così rassicurante. Le preparo raramente, ma ora dovevo farlo assolutamente. Per l'ultimo dell'anno ho fatto una lasagna con gruvière e lattuga, buonissima, ma ve la racconterò un'altra volta. Dicevo, per quelle lasagne ho preparato anche la pasta. L'ho fatta con farina di farro (tipo 2) e una farina di grano duro integrale, troppo integrale! Infatti l'impasto era molto duro, per non parlare di quando ho tirato la sfoglia, con quei pezzettoni di crusca enormi, è stata una bella lotta ma alla fine ce l'ho fatta. Ovviamente non sono venute a sfoglia velo, come si può vedere:

Tanto per complicarmi ulteriormente l'esistenza, ho fatto un impasto da Kg. 1, abbondante per una sola lasagna, così ho avanzato circa la metà delle sfoglie tagliate e le ho fatte seccare. Per la precisione ho steso dei canovacci sullo stendino e l'ho messo dietro la stufa a legna, ho essiccato così le sfoglie, che si sono tutte incurvate a tegola, e le ho deposte in un sacchetto. Non potevo certo rischiare che il frutto di tanto lavoro andasse a male, approfittando di una buona cassa di carciofi, le ho acconciate come segue.



Ingredienti:
12 sfoglie di pasta (3 x 4 strati... sì erano piuttosto grandi)
10 carciofi siciliani
1 cipolla bianca
3 pomodori secchi
150 gr. maccagno (tipico formaggio biellese dal gusto dolce)
pecorino grattuggiato
maggiorana
besciamella ottenuta da: 1/2 litro di latte, 50gr. farina, gr. 25 burro

Ho tagliato i carciofi a tocchetti, per non farli annerire ho usato il trucchetto suggerito dalla brava Azabel, quello di mettere un cucchiaio di farina nell'acqua al posto del limone, fantastico! Ho ripassato i carciofi in padella dove avevo soffritto la cipolla nell'olio con i pomodori secchi tagliati piccoli, salato poco, rigirato e aggiunto un poco d'acqua, in tutto sono cotti non più di 10 minuti, alla fine ho aggiunto la maggiorana fresca (meglio metterla quando i carciofi sono freddi, così non si annerisce). 
Ho preparato la besciamella, ho cotto le sfoglie di pasta 3 alla volta per pochi minuti e ho unto la teglia con il burro (non ne ho aggiunto altro).
Ho composto gli strati nel seguente modo:
pasta, besciamella, carciofi, qualche dado di maccagno e una spolverata di pecorino, più leggera sugli strati intermedi e abbondante sull'ultimo.
Sono soddisfatta, la mia fatica premiata. Non scrivo la ricetta della pasta, dato che non la rifarei allo stesso modo, ho già provato l'impasto con altre farine per delle tagliatelle ed è andata decisamente meglio, le vedremo...

Riscaldate il giorno dopo
 

lunedì 22 aprile 2013

Pasta dell'anno!



Con questo post concludo con le cavolate dell'anno. E non poteva certo mancare questa cosa qui...sì, la vorrò mica chiamare ricetta? E' di una semplicità disarmante. Una di quelle cose messe insieme quando la necessità di essere veloci si unisce all desolazione del frigo e si improvvisa con quel che rimane.
Questa ci è piaciuta proprio e l'abbiamo rifatta più volte, nominandola tra noi proprio come "pasta dell'anno!".
Che anno era? 2011...2012... stagione invernale 2011-2012 è più corretto. In quel periodo, mi capitava di rientrare dopo le mie 13/14 ore fuori casa, e di trovare già pronta ad attendermi una bella pantola di acqua che bolliva sul fuoco: a me il compito di riempirla.



Ingredienti:
250 gr. pasta formato farfalle o ...
mezzo Cavolo tipo Savoy King *
ricotta dura cotta al forno q.b.
peperoncino o salsa al p.
olio Evo



Mettere il cavolo a listarelle nella acqua in ebollizione, quando riprende il bollore in modo deciso buttare la pasta. A cottura terminata scolare, tenendo da parte un po' d'acqua, rimestare la pasta e il cavolo con un giro d'olio con il formaggio grattuggiato e una bella cucchiaiata di peperoncino, aggiungendo l'acqua di cottura perché rimanga cremosa. Il barattolino che si intravede in foto è la diavoletta di peperoncini preparata dagli insostituibili ed immancabili Ermanno e Rosanna della Cascina Escuelita.
Riguardo al formato della pasta ho scritto farfalle, perché la ricetta è nata ed è stata più volte preparata con le farfalle (avevo in casa un pacco di pasta bio da 5 kg.). Ora, essendo finito il pacco, l'ho preparata con un formato adatto che ho trovato, questo formato si chiama "i radiatori". Potevo mica scrivere negli ingredienti "i radiatori"?...ma che nome è? Mah.
Vorrei aggiungere una nota sul cavolo tipo Savoy King, qualità che da un paio di anni piantiamo nell'orto al posto della nota verza. E' meno ricciuto e meno acidulo, si mangia volentieri anche in insalata e con il suo gusto "amabile" si adatta a diverse preparazioni. Quindi lo consiglio, sempre che siate dei cavolo-appassionati, non credo ce ne saranno molti, o mi sbaglio?



venerdì 19 aprile 2013

Castagnaccio


Era una fredda e piovosa giornata di inizio aprile e ho scovato in dispensa un pacco di buona farina di castagne: castagnaccio ad aprile? Perché no ... anzi, ne è avanzata ancora un po' ed ho un'altra preparazione in cantiere...


Ingredienti:
Farina di castagne gr. 400
Acqua dl. 6
Pinoli, uvetta, rosmarino, semi di finocchio q.b.
Olio Evo cucch. 4

Amalgamare pazientemente acqua e farina, fino ad ottenere una pastella, aggiungere 3 cucch. di olio, con il quarto ungere la teglia. Sparpagliare rosmarino, uvette, pinoli e semi di finocchio a piacimento sulla superficie, cuocere a 180° per 40min circa. Gustare.

mercoledì 17 aprile 2013

Biscotti mandorle e arance



Con questa ricetta non partecipo alla raccolta di Salutiamoci, che ha come tema le mandorle.
No, non è un refuso, ho proprio scritto "non partecipo" dato che mi sono messa fuori gioco da sola. Sono arrivata a casa piena di entusiasmo, mi era venuto in mente di provare a fare qualcosa con le buone mandorle insieme alle arance, che sempre ben si accompagnano. Non ho una grande esperienza di dolci vegani o simili, ma mi sono lanciata fiduciosa, contenta di poter utilizzare qual barattolo di malto d'orzo che giace nella mia dispensa. Mi sono lasciata prendere, senza riguardare la famosa tabella di alimenti che sono la regola base per giocare alla raccolta proposta dal già citato "Le ricette di Salutiamoci". Ho usato il miele e il miele è out, vietato dalla tabella. Come vedete dal link qui sopra, le regole si rifanno a lavori e studi ben precisi e non è certo mia intenzione discuterli o metterli in dubbio, non avendone le competenze.  Quindi, ora, se vi dico che io pensando al miele penso ad un alimento assolutamente magico e salutare, sappiate che questa è una mia personalissima opinione, che non vuole essere presa a regola e tantomeno a verità assoluta. Questo è quanto, ho fiduciosamente inserito un cucchiaio di miele nei biscotti. Avrei potuto raccontarvi di aver messo uno dei dolcificanti consentiti al posto del miele e partecipare al gioco, ma perché bleffare? Non ne sento il bisogno, prendo atto della mia trasgressione e sto un passo indietro, non solo per una questione di correttezza, direi piuttosto coerenza. Questi biscotti mi sono piaciuti, mi sono consoni e penso che li rifarò, sempre con una bella cucchiaiata del mio amato miele!



Ingredienti:
Mandorle con la pellicina gr. 150 dei Siciliani
Buccia e succo di 1/2 arancia qualità Navel   idem
Farina di grano tenero cucch. 4 (tipo 2)  di Ermanno & Rosanna

Malto d'orzo cucch. 3
Miele cucch. 1  sempre di E. & R.
Olio Evo cucch. 1
Bicarbonato 1 pz.

Tritare le mandorle, aggiungere l'olio, il malto, il miele, il succo e la buccia d'arancia, 3 cucchiai di farina e il pizzico di bicarbonato. Lavorare pochi minuti e quando il tutto è amalgamato riporre in frigo a riposare. Dopo 10 min., formare delle palline utilizzando l'ultimo cucchiaio di farina per asciugare il palmo della mano di tanto in tanto. Riporre le palline sulla leccarda, schiacciarle leggermente e, volendo, decorarle con alcune mandorle intere. Cuocere per 12 min. in forno a 180°.
I primi giorni rimangono croccanti fuori e morbidi dentro, poi tendono ad indurirsi un pochino, sono piacevolemnte amarognoli. Non so neanch'io se sia più giusto chiamarli biscotti o amaretti.



Rana pescatrice con pesto di aglio orsino e mandorle


Oggi Pesce, per la prima volta su questi schermi. Questa ricetta la condivido con i partecipanti di Salutiamoci, visitate il sito dove troverete tante interessanti ricette ed informazioni.


Protagoniste di questo mese sono le MANDORLE.
Il blog ospitante è: paciocchidifrancy.salutiamoci-da-me-con-le-mandorle.

Le mandorle le ho usate più volte cucinando il pesce, ad esempio per ricoprire dei filetti con un trito di erbe aromantiche e mandorle, poi ripassati in forno. Questa volta ho approfittato delle nuove erbe spuntate dopo tanto freddo, in questo caso l'aglio orsino. L'anno scorso ne avevamo importato una pianta dal bosco ed ha attecchito nel nostro giardinetto, evviva!
L'aroma delicatemente agliato e dolcemente erbaceo delle foglie, il gusto delicato ma deciso delle mandorle, si combinano in perfetto equilibrio, guardate qua:


Naturalmente questo pesto lo potete usare a vostro piacimento, per condire paste e cereali, sulle verdure o direttamente su una fetta di pane.

Pesto di aglio orsino e mandorle
5 foglie di aglio orsino (Allium ursinum)
50 gr. di mandorle
1 pomodoro secco piccolo
olio Evo
Tritare le mandole nel tritatutto, aggiungere le foglie e il pomodoro spezzettati, coprire con olio di oliva e frullare fino ad ottenere una crema. Non ho aggiunto sale, dato che il pomodoro secco è saporito.

Filetti di rana pescatrice
Ripassate i filetti in padella con un filo d'olio su entrambi i lati, aggiungete 2 cucchiai di salsa di pomodoro e, quando i filetti sono cotti ricoprire con il pesto e lasciare qualche istante coperto a fuoco spento. Li ho serviti con patate e carote al vapore ed agretti bolliti. Come si vede in foto, anche la verdura è stata condita con il pesto.

martedì 16 aprile 2013

Zuppetta mandorle, avena, erbe spontanee


Una zuppetta veloce al profumo di primavera, finalmente tra noi!
Con questa ricetta partecipo alla raccolta Le ricette di salutiamoci, imperdibile, dato che sono state prescelte le mandorle, che adoro.
Le ho quasi sempre in dispensa e le inserisco in modo più o meno azzardato ovunque.
Se siete anche voi dei patiti delle mandorle e volete partecipare con una vostra ricetta, potete vedere il regolamento sempre qui e comunicare la vostra ricetta al blog ospitante di questo mese, che è il succulento paciocchidifrancy.


E' una zuppetta leggera e aromatica, ideale per iniziare un pranzo con qualcosa di caldo, senza riempirsi troppo. Mi viene in mente quando sono stata in Portogallo, più precisamente su alcune isole portoghesi, dove servono la "sopa do dia" (zuppa del giorno), una zuppetta di verdure delicata.
Che bello toranre a casa e andare nel prato a raccogliere le erbe! Non ce ne sono ancora molte, ma guardando bene, un po' qua e un po' là, la raccolta si fa. Eccola:

Creste di gallo (knautia arvensis),  Piatarun (hypochoeris radicata),
Malva (malva sylvestris), Silene (silene vulgaris)
Gli ingredienti:
30 gr di mandorle pelate (comprate già spellate in bio negozio)
30 gr fiocchi avena
1 cipolla bianca
1 cucch. mandorle con la pellicina (fornite dai Siciliani)
Erbette miste, non le ho pesate, indicativamente 2 manate da contadino.


Lasciare le mandorle e i fiocchi d'avena a bagno in un barattolo pieno d'acqua dalla sera prima. Mettere una pentola sul fuoco, versare l'acqua con le mandorle e l'avena, aggiungere una cipolla divisa in quarti e un pizzico di sale. Cuocere per 15min. circa, aggiungete le erbe di campo oppure erbette o spinaci, secondo la vostra disponibilità. Lasciate cuocere ancora 10min., frullate tutto e riscaldate ancora qualche minuto. Distribuite nelle ciotole e decorate con le mandorle integrali a listarelle, volendo le potete anche tostare prima, io me ne sono dimenticata... La sopa è pronta. Purtroppo la zuppa nella foto in testa ha un aspetto un po' lunare, il fatto è che raccogli qua, fotografa là, quando era pronta erano già le 20,00 e la luce scemata... similmente alla fotografa...

Buona Primavera Vera!

venerdì 12 aprile 2013

Al cuore dell'essere



Qualche settimana fa, è passato più di un mese a dire il vero, sono stata a Biella all'incontro con Willy Van Lysebeth, insegnante di yoga e psicoanalista. Una persona simpatica che pone gli insegnamenti in modo semplice e giocoso, pur essendo un grande esperto in materia, si pone in modo umile e si relazione con freschezza e creatività. La pratica mi ha lasciata piacevolmente "vivacizzata". Leggendo il suo libro: "Yoga. Al cuore dell'essere" Ed. Mursia, che vedete qui sopra, si può avere un'idea di queste sue qualità e del suo approccio. Il libro è incentrato sulla modalità di ascolto attento, vigile, intenso e mai uguale, in questo senso sono da intendere i suoi continui richiami alla creatività, che è appunto il cuore della pratica yoga, in particolare del tantra (parola tristemente usata a sproposito). 
Eccone un passaggio, tanto per gradire:

" ...lo Yoga non vuole né scaricare, né reprimere le emozioni e non cerca neanche di spiegarle, in rapporto ad avvenimenti presenti o passati, né a interpretare le immagini e i pensieri che le rappresentano. Lo yoghi va dritto al cuore, si spoglia di tutte le possibili elucubrazioni mentali, di tortuosi ragionamenti critici, tipici prodotti della mente umana, che potrebbero derivare dall'osservazione/ascolto della sensazione corporea e mira esclusivamente a reperire in modo staccato, da testimone osservatore, la sorgente delle tensioni emozionali e delle loro manifestazioni, nell'essenzialità pura. Attraverso l'esercizio/ascolto del soffio, lo yoghi trasforma l'energia impegnata nella genesi dell'emozione. Tramite un allenamento dell'attenzione, unito al distacco sensibile, può navigare anche su mari agitati, impetuosi, colorando i flussi emozionali: ciò sta a significare chiaramente che le inflessioni del respiro, i suoi ritmi, le tensioni e sospensioni respiratorie rappresentano una tastiera di variegate espressioni primarie."
tratto da: "Yoga. Al cuore dell'essere" di Willy Van Lysebeth Ed. Mursia

La fila di libri che vedete nella foto, sullo sfondo, sono testi di André Van Lysebeth, suo padre. Lui è stato un pioniere dello yoga, ha portato e diffuso lo yoga in europa dalla metà dello scorso secolo. Il suo entusiasmo nel trasmettere gli insegnamenti, trasborda da ogni parola dei suoi testi, che sono ormai dei "classici" del settore.
Tanti anni fa ho avuto in dono da un'amica il suo primo libro: "Imparo lo yoga" di André Van Lysebeth, Ed. Mursia, ho letto e riletto quelle pagine più volte avendone sempre qualche cosa, e mi è sempre sembrato che A. V. L. sia stato capace di trasmettere l'insegnamento in modo vivo anche dalla fissità del foglio stampato. Per questo, pur non avendolo mai incontrato, l'ho sempre considerato un mio maestro. In quel periodo ho frequentato per un anno circa un corso di yoga nella mia città natale, Pavia, città che ho lasciato dopo breve tempo e così il corso. Da allora, ovunque fossi, con il mio libricino celeste e i suggerimenti di André, io praticavo nella mia stanzetta, e questo si è protratto per alcuni anni. Poi col tempo i libri sono aumentati, a poco a poco ho cominciato ad ampliare lo sguardo, ad approfondire e via dicendo e poi da cosa nasce cosa...
E' ora di mangiare qualcosetta...


Piatto unico con sentore d'oriente

Broccolo romano al vapore
Lenticchie cotte in pentola a pressione con rosmarino e trito di carotacipollasedano.
Riso basmati cotto coperto con acqua, il doppio del volume, in una padella larga con un po' di curcuma e foglie di erba limoncina. Quando il riso era al dente l'ho ripassato nell'olio con agliomandorle, aggiunto l' uvetta, irrorato con un po' di limone.
Special Guest della cena è il piccolo Ganesha dorato, che si è prestato per la foto del piatto. Carino, vero? Sì, forse un tantino kitch, ma simpatico. Me lo ha regalato un altrettanto simpatico amico qualche anno fa, quando era ancora un bambino.

lunedì 8 aprile 2013

Cena Vegana Maison



Come avevo accennato nel post precedente, devo esaurire un po' di ricette che hanno come protagonisti i cavoli, i suoi fratelli e i suoi cuginetti. In questa foto potete ammirare dei cavoletti di Bruxelles, in primo piano la "testa" della pianta che li ha prodotti, commestibile, quindi raccolta e cucinata.
La foto qui sopra è stata gentilemente scattata dal mio compare che, dopo aver raccolto i frutti del suo lavoro da ortolano, ha approfittato del fatto di essere a casa alla luce del sole per scattare la foto. E qui apro una parentesi.  Dato che lavoro tutta la settimana con il classico fantozziano orario ufficio, parto il mattino e rientro la sera, va da sè che cucino solo la sera, se escludiamo il fine settimana. Non specifico l'ora di rientro, ma non è presto, specialmente in caso debba fermarmi per qualche commissione. Quindi, mettiamo il caso io abbia in mente di fare qualcosina e decida di pubblicarla qui, la scena che si presenta è pressoché la seguente:
è già tardi, e lo so
lavo, taglio, affetto
ho fame
metto sul fuoco
il compare apparecchia ... e io vado in ansia...ma come, già apparecchia?
abbiamo fame
continuo ad aggirarmi irrazionalmente per la cucina, almeno così pare
...sempre fame
la tavola è apparecchiata, ah
cuoce, non cuoce...boh
magicamente sembra che si arrivi ad un risulatato
...acquolina in bocca
eh, no, aspetta: la Foto!
faccio spazio sul tavolo apparecchiato, sparo una luce che dovrebbe fungere da faretto, ma professional non è e fa delle grandi ombre
scatto ... ri-scatto
Stop, finalmente si mangia!
Già, non bastava cucinare a delle ore improbabili, fare degli esperimenti improvvisati che non arrivano al dunque, ora anche le foto per il blog. Il compare per ora pazienta, anche se sta cominciando a mandare degli strani segnali, ad esempio ha mostrato alcune foto di pietanze ai suoi amici e ha detto loro: "ecco guarda qui, fai conto di aver mangiato, così usa a casa nostra: guardiamo le foto"  : (
...questa sarebbe la "Cena Virtuale Maison"...

Torniamo alle ricettine semplici, veloci, vegan:


Pasta di saraceno con cavoletti e noci
250 gr. pasta di grano saraceno, formato gnocchetti
300 gr. cavoletti di Bruxelles + testa
10 noci
olio EVO

Mettere sul fuoco la pentola con l'acqua per la pasta, nel mentre tritare i gherigli di noce aggiungendo un goccio di olio di oliva (EV) e qualche cucchiaiata di acqua di cottura fino ad ottenere una crema morbida. Quando l'acqua bolle buttare i cavoletti lavati e tagliati, poco sale, e dopo qualche minuto la pasta. Scolare il tutto e mantecare con la crema di noci e olio Evo. Per questo genere di condimenti serbo sempre da parte un po' di acqua di cottura per eventuale necessità. Buona buona, e la crema di noci viene benissimo senza altre aggiunte.




Frittellone lenticchie e borragine
3 cucch. farina di lenticchie
2 cucch. borragine cotta e tritata

Stemperare la farina di lenticchie con l'acqua fino ad ottenere una consistenza tipo pastella e lasciar riposare una decina di minuti. Aggiungere una bella manciata di borragine tritate e sbollentate, ne ho dei cubetti in freezer e ne ho usati due. Amalgamare il tutto e cuocere in padella come una frittatina, ci mette un po' più di tempo e se tentate di girarla prima o si rompe o non si stacca, quindi abbiate pazienza. Lo so per esperienza ; )

mercoledì 3 aprile 2013

Zuppa canavesana

La Zuppa
  
Gli ingredienti

L'intruso.

L'intruso analizza gli ingredienti,
si finge cavolo...

"Beh, cosa c'è da guardare?"


"Qui devo fare tutto io!"


Zuppa dal bordo della pirofila

Basta lasciare incustodito un attimo il set fotografico e guarda che ti capita. Una cosa che, neanche a dirlo, avessi mai pensato di farlo apposta, di sistemare il bel gattone a centro tavola per il gusto di infilare tra gli altri un ingrediente esotico, non ci sarei proprio mai riuscita. E invece vai a sapere, il venticello, la sua curiosità, la mia attenzione e, in seguito, la mia disattenzione e zac, si è infilato lì comodo comodo ad annusare in giro, tanto per capire cosa succede.
Questo reportage della zuppa con Leo Gattone risale a qualche settimana fa. Mi rendo conto che una delle caratteristiche di tutto ciò che si muove sul web, social networks & C., blog inclusi, sia l'immediatezza. Si pensa e si scrive, si fa e si posta tutto così in diretta che magari succede che uno neanche pensa e già ha scritto e condivide. Mi rendo conto di essere, come spesso mi accade, un po' furoi dal coro, o fuori sincrono o fuori e basta ; ) Lo so e me lo concedo, mi permetto i miei tempi. Tanto per non andare completamente fuori stagione, dato che le settimane volano implacabili, mi decido finalmente a proporre questa zuppa. Questa è la prima di 3 ricette che hanno come ingrediente il cavolo, ovvero i cavoli del nostro orto, gli ultimi. 

Ingredienti:
1 Cavolo
Pane secco tagliato a fette (pane di Ermanno e Rosanna )
Toma canavesana - toma d'alpeggio della coop. agr. Nicoletta
Brodo vegetale Lt. 1,5
Parmigiano q.b.
Burro q.b.

Sbollentare il cavolo tagliato a listarelle per pochi minuti, imburrare una pirofila, disporre uno strato di pane prima immerso per qualche secondo nel brodo. Questo accorgimento è necessario se come me avete a disposizione del pane secco, dato che solito queste ricette si fanno con il pane raffermo, trovo che sia meglio bagnare il pane secco e lasciargli assorbire un p' di liquido perché poi riesca ad assorbire ancora brodo e cuocere in modo uniforme. Quando si mette il pane nella pirofila è necessario lasciare spazio tra una fetta e l'altra dato che aumenterà molto di volume. Una volta ho fatto la zuppa con il pane di segale e l'avevo compattato tutto nella teglia, si era così formata una diga che aveva impedito al brodo di scendere e sotto stava bruciando tutto...la salvai ed era buona lo stesso, ma...torniamo a noi. Disporre il pane inzuppato nella pirofila, mettere uno strato di cavolo e il formaggio tagliato sottile e ricoprire con il brodo. Ripetere lo strato di pane, cavolo e formaggio e in ultimo, se piace, una grattuggiata di parmigiano, ultimare la copertura con il brodo ed infornare in forno già caldo a 180° per 40 minuti circa. Il brodo si deve asciugare e la zuppa si deve presentare simil lasagna. Nell'ultima foto sopra c'è una traccia di brodo ai margini pirofila, in realtà l'ho rimessa 2 min. in forno dopo la foto, e dopo l'assaggio, ed era perfetta.
La ricetta tradizionale canavesana prevede il brodo di carne e qualche tocco di lardo tra uno strato e l'altro, la trovo buona e saporita anche in versione vegetariana. Se dal canavese salite verso la Valle d'Aosta troverete la Zuppa Valpellinese, uguale ma diversa. La differenza la fa il formaggio: la zuppa Valpellinese si fa rigorosamente con la fontina d'Aosta.