lunedì 23 dicembre 2013

Rotolo al torrone in guscio fondente



Eccoci qui all'antivigilia di Natale. 
Domani raggiungerò la mia famiglia che abita a qualche km da qui e sarò risucchiata dal vortice dei festeggiamenti familiari, che tanto vortice non è ma a me così sembra. Perché sebbene la distanza non sia molta, vivo "da un altra parte" e tornare a casa è sempre un re-incontrare, un tuffarsi in ritmi e abitudini che mi non mi appartengono più ma che conosco bene, che mi catturano riportandomi prepotentemente lì, nel loro mondo.
Quel che sarà sarà, che sia festa, che sia circo o che sia delirio, questa bizzarra forzata e ripetitiva riunione di famiglia, se non ci fosse sinceramente MI MANCHEREBBE.
Sì, sto blaterando, non so se mi sono spiegata ma non importa, mi spiegherò meglio in un momento nel quale avrò più tempo, ora sono di corsa e ci tengo a lasciarvi questo dolcetto natalizio.

Ingredienti:
base di pasta da arrotolare, cliccatequi
1 torrone (questo era alle mandorle, ma andrà benissimo anche alle nocciole)
350 gr. di panna da montare
 70 gr. cioccolato fondente 70%
 1/2 bicchiere di marsala dolce
pistacchi di bronte per decorare (facoltativi)
Preparate il biscotto base, lasciatela raffreddare. Nel frattempo prendere la confezione di torrone, lasciandolo nel contenitore che lo avvolge e massacrarlo con il pestacarne. Se avete un sistema meno brutale per fare a pezzetti il torrone usate il vs. metodo, io ho fatto così, con grande disappunto di Gatto Leopoldo, sapete come sono sensibili ai rumori i gatti.
Montate 300 gr. di panna con un pizzico di zucchero, ne ho messa un'idea come se fosse sale. Mescolare delicatamente la panna montata con il torrone che sarà a pezzi irregolare in parte sbriciolato e in parte a tocchi. Recuperare il rotolo di pasta, tagliare i bordi ed inumidire la superficie con il marsala leggermente diminuito con due cucch. di acqua, lasciare imbevere bene e poi distribuire il ripieno di panna e torrone.
Scaldare il cioccolato a tocchetti con i 50gr. di panna, io appoggio il pentolino su uno spargifiamma spesso lo trovo più veloce del "bagnomaria". Munirsi di un gran coltello e bagnarlo sotto l'acqua fredda, versare il cioccolato sul rotolo e lisciarlo col coltello. Decorate a piacere.
                          BUONE FESTE!

venerdì 20 dicembre 2013

Strudel ai due cavoli con tocchetti di zucca e panissa


Come non approfittare della stimolo dato dalla raccolta di "salutiamoci" che mi impone la scadenza del mese, per provare finalmente una preparazione che avevo immaginato e che avrei voluto sperimentare da tempo?
Un sabato mattina mi sono decisa, messa d'impegno ed ecco il risultato.

Con questo antipasto, merenda, piatto unico che sia partecipo con gioia a le ricette di salutiamoci, ospitato questo mese da XCESCA della tana del riccio, andate un po' a vedere quante ricette stuzzicanti propone!



Altri piatti cavolosi e Salutiamoci compatibili presenti nel nido della cincia sono i seguenti:
fusilli integrali con roveja e cavolo nero
zuppa di cavolo nero con fagioli freschi
pasta di saraceno con cavoletti e noci
zuppa di cavolo nero in bianco

Strudel ai due cavoli con tocchetti di zucca e panissa: 
Le verdure
pasta matta:
150gr. di farina di grano duro
150gr. di farina di grano tenero tipo 2
  50gr. circa olio EVO
150cl. acqua tiepida
1 pz. di sale
ripieno: 
350 gr. di foglie di cavolo 
(i nostri sono savoy king, simile alla verza, e cavolo nero)
200 gr. di zucca nettata
La panissa
150 gr. di panissa
   1 cipolla (nella foto sono 3 piccine)
10 noci
 4 cucch. di semi di girasole
olio sale integrale pepe q.b.
per la panissa: 
(questa è la dose della ricetta base, per lo strudel ne ho usato circa 1/3)
250 gr. farina di ceci
1 lt. di acqua

Tutti gli ingredienti utilizzati sono BIO


Il ripieno da sopra


Il ripieno di lato



L'arrotolato al sole














Per prima cosa preparare la panissa, l'ideale sarebbe averne un avanzo dato che la preparazione della panissa è semplice ma richiede un'ora dedicata in esclusiva. Trattasi di ricetta tradizionale ligure, da tempo volevo provarla e verificarne l'uso a tocchetti in un ripieno come in questo caso. E' un utilizzo anomalo che mi è venuto in mente per caso, abitualmente la panissa si mangia calda o tiepida con olio e cipollotti oppure fritta a tocchetti, che è una meraviglia.
(L'altra sera con l'avanzo dell'avanzo ci siamo concessi un assaggio di panissa fritta come aperitivo...e lo dico a bassa voce che il fritto e il Salutiamoci non vanno d'accordissimo)
Mettere il litro d'acqua sul fuoco, prima che raggiunga il bollore toglierla dal fuoco e aggiungerla a poco a poco alla farina di ceci in una ciotola in modo da non formare grumi, rigirare bene e poi rimettere il tutto sul fuoco. La ricetta diceva di mettere la farina nell'acqua, ma mi è sembrato più sicuro ed antigrumi fare il contrario. Rigirare lentamente per un'ora, come per una polenta. Ocio, perché attacca anche di più di una polenta! Oliare leggermente un contenitore e versarvi al panissa.
Preparare la pasta matta, mescolare le farine e il pizzico di sale, aggiungere l'olio a poco a poco ed imbevere bene la farina, come ho già illustrato qui. Poi aggiungere l'acqua tiepida ed impastare almeno 5 minuti di orologio. Io faccio tutto a mano perché mi piace così. Mettere l'impasto a riposare al fresco, lo metto in una ciotola e ricopro con un telo inumidito, in ogni caso: non metto la pellicola a contatto con gli alimenti. In realtà uso pochissima pellicola in generale, se riesco uso coperchi e varie.
Per il ripieno: tagliare la cipolla a fette non troppo sottili in modo che non si perda (!), metterla in padella con olio Evo caldo, pochi minuti e si aggiunge la zucca a tocchetti, dopo qualche minuto le foglie di cavolo, lasciare insaporire, salare e coprire in modo che la verdura rilasci la sua acqua, se necessario come in questo caso, aggiungere un mestolo d'acqua per ammorbidire il cavolo, ma senza esagerare dato che cuocerà ancora in forno. Tritare grossolanamente le noci e mescolarle ai semi di girasole.
Stendere la pasta, distribuire il trito di semi sull'impasto lasciando liberi i contorni, come la cornice di un quadro, procedere con la verdura cotta in padella e aggiungere la panissa che a questo punto ci sarà raffreddata e compattata, e sarà pronta da tagliare a tocchetti.
Arrotolare il tutto ed infornare a 180° per 35min. circa.
Ricordatevi di mettere un canovaccio o la carta forno sotto all'impasto steso prima di riempirlo, altrimenti quando lo strudel sarà arrotolato, vi troverete in crisi al momento sistemarlo nella teglia...come è successo a me. Alla fine, dopo un fugace momento di panico, me la sono cavata con un travaso improvvisato.
L'effetto della panissa nel ripieno dona tono e corposità senza risultare stopposo, e apporta una quota proteica alla pietanza. 


Bon Appétit!

venerdì 13 dicembre 2013

Cavolfiore gratinato al curry

 

Eccovi una versione indo-padana del classico cavolfiore gratinato. 
Il curry lega benissimo con il cavolfiore, con la besciamella e con il parmigiano.
Lo sapevate che una parte della produzione del latte in Italia è garantita dal lavoro di alcuni immigrati indiani? Sono impiegati in particolare nel cremonese dove si produce il grana padano. Con la loro secolare adorazione per le mucche le trattano bene a quanto pare. Potete approfondire qui.
E il Verdiano lo conoscete? E' il parmigiano preparato con caglio vegetale, ideato da un caseificio in collaborazione con l'Università di Parma, dedicato a chi per motivi etici o religiosi esclude dalla propria dieta i formaggi preparati con caglio animale. 
Per ulteriori dettagli, cliccate e leggete.

Un piatto tradizionale che incontra una spezia tipica orientale.
Il lavoro degli immigrati indiani che permette il mantenimento dei ns. prodotti tipici. 
Questo piatto gustoso lo dedico alle persone che cambiano paese, a chi cerca una nuova opportunità di vita, alle integrazioni che funzionano, alle storie con il lieto fine. 
Troppe ne abbiamo sentite di storie di immigrazioni tragiche e tante le voci becere che gridano all'invasore. E' bene ogni tanto ricordare che ci sono situazioni che si evolvono in modo positivo e persone la cui collaborazione ci è preziosa.


Ingredienti:
800 gr. cavolfiore
500 gr. di latte
 50 gr. farina
 25 gr. di burro
  4 cucchiai di curry indiano
  1 cucchiaio di curcuma
  1 cucchiaio di semi di cumino
parmigiano q.b.
pepe e sale q.b

Cuocere il cavolfiore a vapore per 15 minuti circa. Io non scarto i gambi, al limite li sfilaccio un po' togliendo la parte più fibrosa, rimane la parte interna buona ad effetto patata. Nel frattempo metto il burro nel tegame, come vedete per la besciamella dimezzo la quantità di burro, viene bene ugualmente. Per rendere la ricetta più indiana ed anche un tantino meno "satura", si potrebbe utilizzare del ghee o burro chiarificato ma io onestamente non ne avevo a disposizione ed ho usato il burro, alla prossima ci provo.
Mentre il burro si scioglie aggiungere il curry, la curcuma e il pepe, la farina, salare e girare con attenzione fino a quando il tutto è ben intriso e amalgamato al burro. Unire il latte a poco a poco, portare a ebollizione e spegnere dopo pochi minuti.
Disporre il cavolfiore in una pirofila distribuire il parmigiano sul cavolfiore, e versarci sopra la besciamella speziata. Distribuire i semi di cumino qua e là, mettere in forno a 180° per 20 min. circa, gli ultimi 5 min. con il grill acceso in modo da dorare per bene il tutto. I semi di cumino sono diventati croccanti e friabili, esaltando qua e là  il sapore del curry.



mercoledì 11 dicembre 2013

Canederli, tentativo inventato



Se state cercando la ricetta originale dei canederli cambiate canale. Questi li ho fatti a modo mio con quello che avevo in casa, già la forma in sé non è affatto rassicurante. 
Non che non sia capace a fare delle palline, ma se io preparo il tutto, lo metto su un vassoio e me ne vado a spasso per godermi un pomeriggio di sole, la pallina si trasforma in questa cosetta che vedete. Tanto per ribadire, se non l'aveste ancora capito, di quanto per me conti più la sostanza che la forma. Anzi, per essere esatti: conta più la passeggiata della forma!

Ingredienti:
pane secco (pane di grano integrale lievitato con pasta madre)
erbette
farina di grano saraceno
1 uovo
1 fetta di maccagno (formaggio biellese)
1 cucchiaio di dado vegetale 
burro, salvia e parmigiano per condire

Ho preparato una tazza di brodo con acqua e dado vegetale e l'ho versato sui pezzi di pane per ammollarli, li ho lasciati un po' lì e poi li ho schiacciati con uno schiacciapatate strizzando l'impasto ottenuto dal liquido in eccesso. Ho aggiunto l'uovo, le erbette cotte in padella senz'acqua e frullate, i dadini di formaggio e la farina sufficiente ad asciugare l'impasto. 
A questo punto si possono formare le palline o le piruline, come le mie...
eheh, voglio vedere se siete capaci a farle così!
Gettare le piruline in acqua bollente e condire con burro salvia e parmigiano a piacere.
Nelle foto ne vedete degli esemplari già bolliti ma riscaldati in padella e conditi il giorno dopo, si vede dalla leggera crosticina. (almeno ho scattato la foto di giorno)

Per quanto non specificato andare ad occhio, del resto questi piatti nascono proprio così, mettendo a mano a mano quello che serve, aggiustando il tiro. 
Non lo si può certo fare sempre, ma con questo tipo di "ricette-non ricette", ricicli, polpette, gnocchi o tortini mi piace fare come porta, senza seguire una metodica precisa, lasciando spazio agli imprevisti. E vi confesso che grossi disastri non ne ho combinati, anche perché se io parto per fare polpette e non mi vengono ci faccio il tortino, ovvio.
E voi, che genere di pasticci vi concedete combinati ad occhio?




giovedì 5 dicembre 2013

Torta salata bietole, ricotta e pinoli


Oggi in ufficio c'è un nervosismo tossico.
Arriva la pausa, prima di avventarmi sul mio abituale piatto di insalata esco a fare due passi: ho bisogno di una boccata d'aria.
Aria, appunto. Ci sono campi coltivati qui intorno e hanno sparso il letame.
Le prime volte che ne ho sentito l'odore avevo pensato fosse letame chimico talmente l'odore è acre, poi mi hanno spiegato che è letame di maiale, acre e persistente.
Ma dai Su, continua il tuo giro: c'è il sole, l'aria è fresca ma non pungente, le montagne sono innevate, in fondo anche oggi è una splendida giornata!

Questa torta salata l'ho fatta con una ricetta che avevo avuto tempo fa da mia sorella e non facevo più da secoli, l'ho riprovata per ri-assaggiarla e mi pare meriti di essere condivisa. Si fa senza burro ed è buona.
Il titolo della ricetta è "Pasta sfoglia greca", ma infine la consistenza mi sembra sia più simile a quella di una pasta brisé. 

Per la "pasta sfoglia (o brisé?) greca":
 gr. 250 farina di grano duro 
1 vasetto yogurt greco 
olio 1 vasetto molto scarso 
(la prossima volta misurerò la quantità di liquido, secondo me sulla ricetta si indicavano i classici vasetti di yogurt da 125gr. mentre io ho usato quello dello yogurt greco da gr. 170 quindi per l'olio mi sono tenuta indietro andando ad occhio)
1 lievito per torte salate
sale q.b.
Impastare gli ingredienti fino a quando sono ben amalgamati e lasciar riposare l'impasto in frigo (almeno un quarto d'ora).
per il ripieno:
300 gr. ricotta vaccina
bietoline
1 uovo
semi di nigella 
1 spicchio d'aglio
3 cucch. di pinoli
Tagliare le bietoline a listarelle, metterle con poco olio, i semi di nigella e uno spicchio d'aglio in padella, salare e coprire. Cuocere per 10 min. circa nel liquido che rilasceranno.
Nel frattempo mescolare la ricotta con l'uovo e qualche pinolo, unirvi le bietole cotte dopo aver rimosso lo spicchio d'aglio.
Stendere la pasta, disporla nella teglia, distribuire il ripieno e decorare come vi va o come vi viene (per me vale la seconda che ho detto!), spargendo alcuni pinoli sulla superficie.

Considerazioni sparse:
  • Sta arrivando Natale e questa qui sembra quasi una torta Pasqualina, embé? In realtà la potrei rifare anche domani dato che le bietoline nell'orto resistono al ghiaccio notturno e alle sporadiche nevicate.
  • Sono anni che uso i semi di "CUMINO NERO", mi piace molto in abbinamento alla verdura verde a foglie nei ripieni e nelle frittate. Ho scoperto solo da un paio di mesi che in realtà sono i rinomati semi di NIGELLA che mi hanno venduto "erroneamente" come cumino nero, il vero cumino nero è questo.
  • Grazie a Paola per la sua fotogenica tortiera che era "casualmente" a casa mia.
  • La sorella citata è questa qui. E' un po' latitante ma è brava, ho avuto parecchie occasioni di assaggio, sai com'è ; )







martedì 26 novembre 2013

Spaghetti integrali con ragù di lenticchie & C.



Non c'è il due senza i tre, si dice. 
Un'altra ricettina per la raccolta di le ricette di salutiamoci , l'alimento prescelto questo mese è un legume, le meravigliose lenticchie, delle quali sono ghiotta.
Il blog ospitante è questo Il mondo di Cì, come potrete vedere da voi nell'elenco di ricette raccolte ci saranno altre versioni di ragù, questa è la mia, collaudata in famiglia da tempo.



Ingredienti:
300 gr. misto lenticchie, azuki rossi e fagioli dell'occhio
250 gr. salsa di pomodoro 
cipolla, sedano e carota q.b.
olio Evo, sale integrale q.b.
2 pomodori secchi
alloro
Prezzemolo e peperoncino (facoltativi)

Cuocere i legumi precedentemente ammollati un quarto d'ora in pentola pressione con la foglia di alloro, i pomodori secchi e poco sale. Nel frattempo soffriggere carota sedano e cipolla in olio Evo, aggiungere la salsa e cuocere 10 min. a fuoco basso, aggiungere i legumi cotti e continuare la cottura altri 10 min. a fuoco bassissimo.
Condirvi la pasta, consiglio quella integrale, e per rendere il piatto completo e perché il ragù molto cremoso avvolgerà la più ruvida delle paste integrali alla perfezione.
Qui ho cosparso con prezzemolo e peperoncino appena colti che erano a disposizione, naturalmente sono un'eccezione rispetto al ragù in generale, ma in questo di legumi ci sta molto bene. Ravvivano per gusto e vitamine.


venerdì 22 novembre 2013

Insalata di radici innevata



E adesso: RA-DI-CI.
Cosa c'è di meglio di un buon piatto di radici? E' un piatto ideale per l'autunno.
Autunno, beh, parliamone. Un autunno caldo quest'anno, l'erba ancora verde, le piante con le foglie ramate ancora sugli alberi... e tutto d'un tratto: il paesaggio è diventato invernale. Manto bianco di neve e rami spogli, in un soffio, in poche ore tutto è cambiato.
Cosa vi devo dire, pigramente distratta dalle temperature miti non mi ero preparata, non ho cambiato le gomme all'auto. Ho fatto finta di niente anche quando alcuni amici mi hanno detto delle previsioni, non gli ho creduto: non c'è miglior sordo di chi non vuole sentire, davvero! Quindi il rientro a casa di ieri, dalla pianura piovosa verso la collina innevata, è stato un tantino più avventuroso, creativo, diverso. Ci siamo organizzati con il compare e la sua auto per non correre troppi rischi, devo dire che un tratto di strada era proprio piena e scivolosa, pur avendo la sua auto le gomme da neve c'era da divertirsi, a voler fare del rally. Alla fine si è risolto tutto al meglio. Stamani le strade erano pulite, la neve si sta sciogliendo. 
Ho voluto abitare in collina? ...e adesso spalo!

Ingredienti:
2 carote
1 sedano rapa (quelli piccoli che compro dai miei amici, non quelli giganti dei negozi)
1 barbabietola (anche questa la trovo cruda da loro)
4 cucch. di yogurt greco
3 cucch. mandorle 
2 cucch. di succo di limone
1 cucch. di agro di umebosci
1 cucch. di buccia di limone
Olio Evo e sale q.b.

Sbucciare e tritare le radici. Tra parentesi, le carote non le sbuccio ma gratto via la parte esterna sfregandole con il coltello sotto l'acqua. Ci tengo a dirlo perché va di gran moda il riciclo, va bene, ma ho visto dei piatti fatti con le bucce di carote e mi sono detta, ma quali bucce? La parentesi la chiudo qui, per ora, ma ne riparliamo.
Irroriamo le nostre radici del condimento e serviamo con una generosa cucchiaiata di yogurt greco, spargiamo le mandorle a listarelle e un po' di buccia di limone tritate fine.
Lo yogurt è facoltativo, l'abbiamo mangiata un sacco di volte senza, ma se vi piace ci sta benone. Come sempre tutte le varianti sono benvenute, qui ce n'è un'altra, ma se riuscite a trovarle vi consiglio il trittico di radici, insieme son proprio buone. Giuro che è piaciuto anche ad insospettabili golosi di "cose normali" ; )



martedì 19 novembre 2013

Zuppa di lenticchie e zucca


L'ho scoperta per caso qualche anno fa, leggendo il retro di una confezione di lenticchie solidal peruviane. L'abbinamento zucca e lenticchie, "beh, come sarà? Mi incuriosisce"  mi son detta e l'ho subito provato con quelle lenticchie e successivamente con le classiche lenticchie nostrane. Ci è piaciuto molto e a casa nostra è diventata una consuetudine, ne siamo ghiotti consumatori. Spero che ispirerà anche voi...

Con questa zuppa partecipo alla raccolta di Salutiamoci che questo mese è amorevolmente accolta da Il mondo di Cì, vi consiglio di andare a dare un'occhiata alla raccolta di questo mese che mi sembra promettente ed anche al sito di Salutiamoci dove troverete ricette per tutti i gusti e tante notizie importanti e salutari. 
Ecco, il giro me lo sono fatta anch'io dopo aver scritto quanto sopra e pare che io abbia scoperto l'acqua calda dato che l'abbinamento zucca e lenticchie è riproposto più volte tra le ricette raccolte, ma è incredibile come le interpretazioni siano comunque diverse tra loro, con sfumature di gusto, colori e spezie: tutte ottime!




Ingredienti:
300 gr. di lenticchie verdi mignon (peso da secche) 
400 gr. di polpa di zucca nettata
1 porro (o una cipolla)
1 foglia di alloro e 1 rametto di rosmarino
2 cucch. rosmarino tritato e semi di zucca
Lt. 0,80 di acqua (incredibile, mi sono ricordata di misurarla!)
Olio Evo

Ammollare le lenticchie la sera prima o la mattina stessa (di solito mi viene in mente la mattina), sciacquate e mettetele nella pentola a pressione, aggiungervi la zucca tagliata a tocchettini, il porro a rondelle, la foglia di alloro e il rosmarino. Ricoprire d'acqua mettendovene non più di un dito al di sopra dello strato di verdure, con la pentola a pressione generalmente basta un mestolo d'acqua in più della consistenza che si vuole raggiungere.
Cuocere per 20 min. dal fischio, servire con un trito di erbe aromatiche e semi oleosi a piacere, un goccio d'olio. Eventualmente con un extra di crostini, ci vedo bene il pane di segale tostato, in realtà la zuppa è saziante per conto suo.
La cosa importante è scegliere una zucca buona, essenzialmente non fibrosa, che sia la superba mantovana o la hokkaido o una via di mezzo, come questa che avevo io che non so di che qualità sia esattamente.
Ma so da dove arriva: è la nostra prima zucca dell'orto! Sì, ma non la prima di quest'anno, la prima in assoluto e anche l'unica. Però c'è, quest'anno abbiamo la nostra zucca, e scusa se è poco.
Beh, dicevo è fondamentale che sia una zucca che cuocendo si sciolga a crema nella zuppa fondendosi con le lenticchie. Il porro mi piace molto in generale ed in particolare in abbinamento con la zucca, ma l'ho fatta più volte con la cipolla e va benissimo ugualmente. Allora w l'acqua calda con tanta zucca e lenticchie dentro!



lunedì 18 novembre 2013

Tagliolini verdi con misto di funghi



E' ottobre. Una domenica grigia, una passeggiata nel bosco, i funghi sul nostro cammino, i funghi nel nostro zaino, il rientro a casa, la pioggerellina fuori.... cosa potrei fare ora se non due tagliolini da mangiare con i funghi?
Vado nell'orto mentre inizia a piovere, raccolgo velocemente qualche foglia di borragine e mi metto all'opera.

Per i tagliolini:
300 gr. di farina bianca
100 gr. di borragine
   1 uovo
Ho cotto la borragine per pochi minuti con poca acqua, strizzata e frullata. Ho messo sulla spianatoia la farina, il trito verde e un uovo intero. Ho lavorato per 15 min. circa, lasciato riposare solo pochi minuti perché dovevo fare altro, ho tirato la sfoglia con la macchinetta e l'ho tagliata nella trafila più piccola, da tagliolini. Che bella, guarda che bel verdolino! Non aggiungo farina se no mi copre il colore e io voglio fare una bella foto per il blog...un nano secondo e i miei tagliolini si stavano attaccando tutti! Quando si dice la vanità. In effetti l'impasto era un po' umido. Eh così ho dovuto dipanare i tagliolini tra loro pazientemente e aggiungere molta farina, prima di fotografare. Devo dire che avevo lavorato bene il tutto dato che mentre li sfilavo i tagliolini si allungavano diventando sottili ma non si rompevano affatto. Mi sono venute in mente quelle scene con i napoletani o i cinesi che girano e tirano la pasta che si trasforma in spaghetti, non so se avete presente. Forse non c'azzecca tanto ma a me è venuto in mente davvero.


Per il sugo di funghi:
misto di funghi 
(un unico piccolo porcino e il resto composto da steccherino dorato e boleto badius)
aglio
olio Evo
vino bianco
3 bacche di ginepro
sale e pepe
Olio Evo, aglio e le bacche di ginepro in padella, mettere i funghi a tocchetti, prima i gambi e poi il resto se si sono separati cuocere a fuoco vivo ed irrorare con un generoso bicchiere di vino bianco (Soave), rigirare salare pepare ed abbassare la fiamma, proseguire la cottura per 15 min.
Nel frattempo lessare i taglioli, scolarli e saltarli nel condimento. 
Si sentiva sia il profumo di bosco che il sottofondo dal gusto fresco della borragine.

martedì 12 novembre 2013

Miglio, lenticchie e catalogna


Oggi è una splendida giornata di sole e sto molto bene. Senza un motivo particolare, la giornata procede esattamente come le altre ma sto bene, sono serena.
Bisogna dirlo quando si sta bene, quando si è contenti. Non è giusto esprimersi solo quando qualcosa ci tormenta, ma spesso succede. Forse perché quando si è angustiati si ha bisogno di confrontarsi, sfogarsi, capirsi, mentre quando si sta bene non c'è nulla da domandarsi, nulla da cercare in particolare, tutto scorre piacevolmente e non c'è nulla da dire.

Con questo piatto partecipo alla raccolta le ricette di Salutiamoci, ospitata questo mese da Cì, nel suo fantastico mondo.

Sono contenta di partecipare a Salutiamoci con questo post, in fondo l'equilibrio e la contentezza sarebbero due ingredienti da aggiungere all'elenco di Salutiamoci, non trovate? La conseguente raccolta di ricette potrebbe essere interessante.

Qual è la mia ricetta? Beh, oggi potrei dirvi che mi sento "in pace" con me, che mi vado bene come sono, semplicemente. E voi potreste pensare che io sia una sorta di megalomane, oppure una persona senza ambizioni, un'oca giuliva o quello che volete, in realtà sono una persona come tutti voi, con i suoi conflitti e le sue debolezze. 
Se oggi vi scrivo dalla mia nuvoletta di "beatitudine" è perché ho passato tanti momenti a vedermi nei miei conflitti, a vedermi nelle mie debolezze, tante ore in ascolto profondo...
...ore su tappeti di pratica yoga e di meditazione con maestri più o meno saggi, ho letto molti libri di altrettanti sapienti di differenti culture...
... in pratica se non l'avete ancora capito: sono una ripetente di lunga data e se finalmente qualcosa si muove dentro, qualcosa lascia, si apre uno spazio, appare una leggerezza ...
...vuol dire che era ora, che i miei sforzi e il mio impegno non sono stati inutili! 
Qualcosa è permeato nel mio piccolo essere reticente e si rivela nella quotidianità della vita.


Ingredienti:
250 gr. di miglio
300 gr. di lenticchie (peso da secche)
1 pianta di catalogna
olio Evo e limone q.b.

Preparare le lenticchie precedentemente ammollate in pentola a pressione con una foglia d'allloro e una cipolla intera, 20 min. dal fischio. Nel frattempo tostare il miglio con un goccio d'olio, ricoprire con l'acqua e lasciar cuocere circa 20 minuti. Lavare la catalogna, tagliarla a listarelle e cuocere una decina di minuti in poca acqua, scolare bene.
Servire i tre alimenti nel piatto e condire con olio e limone a piacere. 
buona salute e tanta contentezza a tutti voi!



venerdì 8 novembre 2013

Fusilli integrali con roveja e cavolo nero



Ritorniamo alla normalità domestica con un piatto tipico di casa mia che soddisfa il gusto, sfama, nutre e si prepara velocemente. 
Il binomio cereali integrali e legumi in versione fast...but not trash. 
Avendo avuto dei rientri a casa ad ore in possibile, negli anni passati mi capitava di rientrare dopo 14 ore fuori casa, mi sono organizzata per fare dei pasti veloci, piatti unici sostanziosi e possibilmente anche sfiziosi.
Come fare:
1) tenere sempre in casa qualche buon pacco di pasta integrale, oltre a quella di grano anche quella di farro, di saraceno (che non è un cereale) o altre secondo i gusti per variare il più possibile.
2) quando si preparano i legumi farne una quantità doppia, in modo da averli pronti da utilizzare alla bisogna nei giorni seguenti.
E' il caso di questa roveja, prezioso dono della mia amica Viv. che ce li ha portati direttamente dal centro Italia. Qui in Piemonte non l'avevo mai vista, anche se l'avevo già sentita nominare. E' un piccolo legume dall'aspetto simile alle lenticchie, dal gusto più delicato, ottime davvero, ve le consiglio.

ah...sì vi ho scritto che stavo 14 ore fuori casa e magari qualcuno legge e pensa che io sia stata una supermanager, una persona con un lavoro iper impegnativo e proporzionalmente remunerativo, no. Non è proprio il mio caso.
Sono impiegata in una ditta piccola e resistente, una tipica ditta italiana. 
Facevo tardi perché dopo il lavoro me ne andavo qua e là ad insegnare yoga, l'ho fatto per 11 anni, fino all'anno scorso. Quest'anno pausa.

Ingredienti:
250 gr. di fusilli integrali (bio)
300 gr. di roveja (già cotta in pentola a pressione con 1 faglia di alloro)
8 foglie di cavolo nero (orto)
1 peperoncino (facoltativo)
1 spicchio d'aglio 
olio Evo q.b.

Soffriggere l'aglio e il peperoncino nell'olio, versarvi il cavolo nero a listarelle, salare e coprire e lasciar cuocere 10 min. abbondanti, se necessario aggiungere un goccio d'acqua. Questo dipende anche dal cavolo, se è più o meno coriaceo, in questo caso era tenero e non ho aggiunto l'acqua. Quando il cavolo è cotto ma ancora croccantello aggiungere la roveja in modo che si scaldi e si insaporisca. Nel frattempo cuocere i fusilli, scolarli e rigirarli allegramente nel condimento.


mercoledì 6 novembre 2013

Cosa bolle in pentola?




Devo fare i conti con una parte di me che non conoscevo o che non ammettevo a me stessa: la mia incostanza, la volubilità. Ebbene sì, scopro un'estrema volubilità nei confronti del mio rapporto con il blog ed "i blog". Momenti di presenza e curiosità e momenti di ... distrazione, distanza e mutismo. E va bene che solitamente coincidono con momenti di assenza reale, di picchi di lavoro o via dicendo. E va detto che non ho la connessione a casa, quindi va da sé che non posso essere aggiornata, sul pezzo. Bella scusa questa, figurati se anche avessi la connessione quanto ci starei davanti al computer con tutte le mie belle occupazioni domestiche e non, proprio una cippa ci starei, è sicuro.
E cosa vi combino adesso? Vi posto la passata di pomodoro!
Mentre il mondo web passa dall'incursione di fantasmi alla tinta arancio della zucca ed ora occhieggia già (giaggià!) al Na-ta-le, arrivo io con la mia beata o beota innocenza a postarvi la salsa che ho preparato un paio di mesi or sono.
L'avevo dimenticata, avevo salvato le foto in bozza e poi ho lasciato lì...ma non dovrò tenermelo lì in bozza per 10 mesi, nooo, che fastidio!

allora, accattatevilla: 'a pummarò


La famiglia Pummarò

Da tanti anni mi preparo la salsa per l'inverno e difficilmente ne farei a meno. 
Non parlo di grandi quantità, siamo in due, ne preparo tra i 20 e i 25 chili. 
Anni fa la facevo accodandomi ad amiche iper-attrezzate, da quando la faccio da sola ho semplificato il processo, funziona bene ed è giusto per me.
I pomodori li acquisto da un fruttivendolo di fiducia che me li sceglie maturi, pronti da fare, il venerdì pomeriggio li ritiro e il sabato mi metto all'opera. Come vedete i pomodori sono quelli belli polposi, S. Marzano o Botalino da sugo appunto, provenienti dal piacentino.
Quest'anno è venuta davvero un'ottima salsa, il sugo era particolarmente cremoso e denso, il marito dice che è merito suo, che, per la prima volta quest'anno mi ha aiutata, grazie.
Metto a bagno i pomodori, il fruttivendolo mi ha consigliato di lasciarli a bagno dalla sera prima, ma se sono ben maturi non è necessario.
Li lascio prima a bagno col bicarbonato, li lavo ad uno ad uno mettendoli in acqua pulita e li risciacquo di nuovo per un totale di 3 lavaggi. Li stendo su una grande tovaglia in modo che colino il grosso dell'acqua e si asciughino.
Li taglio a metà, tolgo "il verde" ovvero la parte bianco-verde del picciolo, e così talgiati li passo. Fino a due anni fa lo facevo masochisticamente a mano col passaverdure, poi ho deciso che meritavo una promozione e mi sono regalata un tritatutto elettrico, un bel progresso!
La macchina separa il sugo dalle bucce, le quali sono da me passate al passaverdura dato che sono intrise di una buona quantità di sugo e dato che il mio residuo di masochismo deve trovare il suo sfogo, ci mancherebbe.
Metto tutta la salsa ottenuta in pentole capaci e le metto sui fornelli, devono raggiungere il bollore, quando mescolo e il bollore riprende subito per me sono pronte da invasare. La verso nei barattoli nei quali ho messo qualche foglia di basilico, chiudo bene e dispongo i barattoli coricati nel sacco a pelo, lasciandoveli fino a quando si saranno raffreddati. Mano a mano si sente il tipico ticchettio delle capsule. 
Più tardi schiacciando il coperchio verifico che non ci sia aria nella capsula per avere la conferma che siano sottovuoto, di solito funziona perfettamente. Se c'è qualche barattolo con coperchio "dubbio" lo tengo a portata di mano per usarlo subito, in frigo per maggior sicurezza.
La salsa messa così sottovuoto si conserva un anno e più, non ho mai avuto problemi.
Come vi dicevo la passata quest'anno è venuta bella densa, in ogni caso, anche quando è un po' più liquida preferisco invasarla presto senza cuocerla a lungo per mantenere di più il profumo del pomodoro. Del resto quando cucino con la salsa, la cuocio solitamente in padelle larghe per alcuni minuti con eventuale soffritto o varie, ha quindi modo di raddensarsi in ogni caso.
L'anno scorso ho fatto anche un po' di polpa pronta, non quest'anno. Chissà magari la rifarò il prossimo anno e magari riuscirò a postarla per tempo alla sua stagione, magari...


La famiglia Pummarò in gita

L'etichetta "ORTO" non vi inganni, come ho scritto i pomodori li acquisto. I nostri pomodori dell'orto non sono né abbastanza corposi né abbastanza numerosi. 
Il basilico è del nostro orto  ; )


Vietato non assaggiare

giovedì 24 ottobre 2013

Coniglio in tapenade



Un altro piatto tradizionale, d'oltralpe, una ricetta provenzale. 
L'ho assaggiato cucinato da mio padre, che mi ha fornito le indicazioni come ve le descriverò a breve.
Mio padre è un ottimo cuoco ed un gourmet raffinato, un vero appassionato che esplora ed apprezza la buona cucina. E' un ottimo educatore al gusto e dispensatore di consigli, ricette e pranzetti sopraffini.
Non c'è bisogno di dirlo, l'avete già visto, io non sono certo così brava. Non sono abbastanza raffinata né abbastanza curiosa, sono una rusticona con un'istintiva tendenza a semplificare in cucina. Non potrei mai essere una vera buongustaia, perché i buongustai mangiano TUTTO, proprio tutto, invece io sono del tipo e il nervetto no e l'interiora lungi e la coda magari dopo, sono un'onnivora sui generis. 
Vi dirò che nel tempo sono anche migliorata. 
Per cominciare, da bambina farmi mangiare la carne era un'impresa e figuriamoci se mi avessero offerto del coniglio, magari me lo avranno anche offerto ma guai a dirmi davvero cosa fosse, il coniglio era il mio animale preferito e ne avrei fatta una tragedia. Poi sono cresciuta, non tanto a dire il vero e c'è qualcuno che maligna in famiglia che la mia statura, si fa per dire, sia dovuta proprio al fatto che non mangiassi molta carne, ma noi sappiamo bene che non è vero e lasciamo correre, del resto anche di tempo ne è trascorso da allora. 
Nel frattempo sono stata vegetariana, sono ritornata onnivora e ad un certo punto ho cominciato ad apprezzare la carne, a cucinarla. 
L'ultima resistenza è stata proprio con il coniglio, lo mangiavo se mi capitava, in giro o dai miei, ma non lo cucinavo. Fino a quando una sera mi sono trovata al supermercato in cerca di un pollo verde bio filiera o simile e non c'era nulla, lì vicino il coniglio...cosa faccio? 
Lo prendo, lo porto a casa e lo cucino, rompo il tabù e divento grande...in senso metaforico, eheheh ; )

Ingredienti:
600 gr circa di coniglio in pezzi
1 cipolla
1 spicchio d'aglio
3 cucch. di olive taggiasche
3 cucch. di paté d'olive
1 mazzetto di erbe provenzali (timo, rosmarino, santoreggia, dragoncello)
1 manciata di farina
250 ml. di brodo vegetale
2 pomodori
vino bianco q.b.
Olio Evo q.b.

Rosolare il coniglio nell'olio con aglio ed erbe, cospargere di farina ed aggiungere le cipolle, dopo qualche istante sfumare col vino bianco. Passati 15-20 min. aggiungere i pomodori a pezzi, le olive ed il paté d'olive ovvero la tapenade. Aggiungere il brodo caldo a filo quando è necessario. Proseguire la cottura per altri 35-40 minuti. 
Mio papà suggeriva di aggiungervi delle patate a tocchetti verso la fine, io ho preferito farle a parte per due motivi: per farle croccanti e per farne tante ; )

Alcune fasi della preparazione e le patate "rustì":










martedì 15 ottobre 2013

Zuppa di cavolo nero con fagioli freschi




Non credo di avervi detto quanto io sia golosa di fagioli, e ancora di più di fagioli freschi, ed anche di zuppe e verdure in genere. Immaginando di prendere questi fattori di preferenza e moltiplicarli tra loro, cresceranno in maniera esponenziale,  questo può dare una vaga idea ma non definire quanto mi piaccia questo piatto. Sapete cosa vi dico: è di una golosità tale che per me dovrebbe essere dichiarato patrimonio dell'umanità!

Ingredienti:                                                 

1 mazzo di cavolo nero
300 gr. di fagioli freschi sbucciati
3 pomodori
2 patate
1 carota
1 cipolla
1 gambo di sedano
santoreggia (o timo)
Olio Evo, sale integrale e pepe q.b.

Ho controllato gli ingredienti e la modalità di preparazione sulla mia bibbia della cucina tradizionale italiana "Ricette Tradizionali Italiane" di Anna Gosetti della Salda Ed. Solares già citato qua. Alla fine come al mio solito ho apportato qualche modifica al procedimento, il testo diceva di cuocere i fagioli e le verdure insieme dall'inizio, ma dato che mi piacciono le verdure non stracotte, ho preferito bollire i fagioli per mezz'ora a parte con un pizzico di sale e un po' di acqua in più per avere del buon  brodo.
Nel frattempo ho messo in padella in 2 cucch. di olio Evo, prima la cipolla con la santoreggia, poi le patate a tocchi, poi sedano e carota, dopo qualche minuto ho aggiunto le foglie di cavolo nero tagliate a listarelle (può essere necessario sfibrato la costa dietro se la foglie sono grandi), salato e lasciato cuocere qualche minuto coperta. Ho scoperchiato ed aggiunto i pomodori, guardate come si presentava a questo punto:



Che bei colori! Quindi ho aggiunto i fagioli col loro brodo lasciando cuocere per circa 20 minuti. Servito con fette di pane abbrustolite, pepe e olio a piacere.
Alla fine l'abbiamo gustata volentieri anche senza pane, era cremosa e profumata.